La direttiva sulla due diligence: un passo avanti o un passo indietro?

Esploriamo le implicazioni della nuova direttiva sulla due diligence in Europa.

Un quadro generale sulla direttiva

La recente approvazione della direttiva sulla due diligence (Csddd) ha suscitato un ampio dibattito tra esperti, attivisti e imprese. Questo provvedimento, che si propone di garantire un maggiore rispetto dei diritti umani e della sostenibilità ambientale lungo le filiere produttive, si applicherà a un numero limitato di aziende. Secondo il database SOMO, solo 4.280 imprese nel mondo, di cui 3.200 in Europa, saranno soggette a queste nuove normative. Questo dato solleva interrogativi sulla reale efficacia della direttiva e sulla sua capacità di apportare cambiamenti significativi nel panorama economico europeo.

Le soglie di applicazione e le esclusioni

La direttiva si applicherà a quelle aziende che superano un fatturato di 450 milioni di euro e che impiegano più di 1.000 dipendenti nell’Unione Europea. Tuttavia, le statistiche rivelano che circa 7.000 imprese soddisfano questi criteri, ma solo una frazione di esse sarà effettivamente coinvolta. Questo porta a riflettere su come le esenzioni e le scappatoie possano ridurre l’impatto della normativa, permettendo a molte aziende di eludere gli obblighi previsti.

Implicazioni per il settore economico

La direttiva entrerà in vigore in tre fasi, a partire dal 2027, e le aziende coinvolte avranno tempo per adeguarsi. Tuttavia, la percezione di un impatto oneroso sull’economia europea è stata contestata da esperti, che sostengono che la normativa potrebbe rivelarsi più un processo di deregolamentazione che un reale passo verso la sostenibilità. Le critiche si concentrano sul fatto che le politiche attuate potrebbero favorire i profitti aziendali a scapito della tutela dei diritti umani e dell’ambiente.

Il futuro della sostenibilità in Europa

Con l’entrata in vigore della direttiva, le aziende dovranno affrontare nuove sfide e opportunità. La necessità di un adeguamento normativo potrebbe spingere le imprese a rivedere le proprie pratiche e a investire in sostenibilità. Tuttavia, è fondamentale che le normative siano realmente efficaci e non si limitino a rappresentare un cambio di facciata. La pressione da parte di attivisti e organizzazioni non governative sarà cruciale per garantire che la direttiva non diventi un mero strumento di marketing, ma un vero e proprio strumento di cambiamento.

Scritto da Redazione

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