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Un passo avanti per la biodiversità globale
Il , a Roma, si è conclusa la Cop 16 della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (Cbd), segnando un momento cruciale nella lotta per la salvaguardia della biodiversità. Dopo giorni di intensi negoziati, i governi hanno finalmente raggiunto un accordo per mobilitare le risorse finanziarie necessarie a proteggere gli ecosistemi del pianeta. Questo accordo si inserisce nel contesto del “Kunming-Montreal global biodiversity framework”, approvato nel 2022, che stabilisce obiettivi ambiziosi per la conservazione della natura.
Obiettivi e finanziamenti: un impegno collettivo
Il nuovo accordo prevede la protezione di almeno il 30% delle terre e dei mari entro il 2030, l’eliminazione annuale di 500 miliardi di dollari di sussidi dannosi per l’ambiente e un significativo aumento della resilienza degli ecosistemi. Inoltre, è stato istituito il Global biodiversity framework fund (Gbff), destinato a colmare un gap finanziario di 700 miliardi di dollari all’anno per la conservazione della biodiversità. Questo fondo rappresenta un elemento centrale del summit di Roma, con l’obiettivo di incrementare i finanziamenti internazionali da 20 miliardi di dollari nel 2025 a 30 miliardi entro il 2030, con l’ambizione di raggiungere i 200 miliardi all’anno entro la fine del decennio.
Governance e gestione delle risorse
La gestione delle risorse finanziarie è stata una delle questioni più complesse da affrontare. I Paesi sviluppati hanno proposto di affidare i fondi al Global environment facility (Gef), mentre le economie in via di sviluppo hanno richiesto un meccanismo autonomo gestito dalla Cop. La proposta avanzata dal Brasile ha trovato un compromesso, garantendo alla Cop il controllo sulla governance del nuovo fondo, mantenendo al contempo il suo funzionamento all’interno del Gef. Questo approccio mira a garantire un accesso più stabile ai finanziamenti, anche per i Paesi soggetti a sanzioni internazionali, un aspetto cruciale per le economie in via di sviluppo.
Il fondo Cali e l’equità nella biodiversità
Un altro importante sviluppo emerso dalla Cop 16 è stato il lancio del “fondo Cali”, un’iniziativa che promuove l’equa condivisione dei benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche. Questo fondo mira a garantire che i profitti generati dall’utilizzo commerciale delle risorse naturali siano reinvestiti nella conservazione della biodiversità e a beneficio delle comunità locali e delle popolazioni indigene. Le aziende che utilizzano risorse genetiche, come quelle farmaceutiche e biotecnologiche, saranno tenute a contribuire a questo fondo, assicurando che almeno il 50% delle risorse raccolte vada a favore di questi gruppi.
Verso un futuro sostenibile
Il nuovo accordo rappresenta un passo decisivo nella lotta per la biodiversità, ma le sfide rimangono. La vera misura del successo dipenderà dall’effettiva attuazione delle misure concordate e dalla capacità dei governi di tradurre gli impegni finanziari in azioni concrete. La prossima Cop 17, prevista tra due anni, sarà un banco di prova fondamentale per verificare se il nuovo sistema di finanziamento sarà in grado di colmare il divario economico che ostacola la lotta contro la crisi della biodiversità. Solo attraverso un impegno collettivo e una governance efficace sarà possibile garantire un futuro sostenibile per il nostro pianeta.